Revisione protesi anca

L'intervento di revisione della protesi d’anca è una procedura chirurgica di sostituzione, parziale o totale, di un impianto precedentemente installato che ha perso la sua funzionalità.

L’obiettivo di questo intervento è risolvere le problematiche che hanno portato al fallimento della prima protesi, per restituire al paziente un’articolazione stabile, funzionale e non dolorosa, migliorando la sua qualità di vita.

Il Dott. Francesco Buschini, chirurgo ortopedico specializzato nella diagnosi e nel trattamento delle patologie dell’anca, si occupa di revisione della protesi d’anca presso il Gruppo San Donato (IRCCS Galeazzi-Sant’Ambrogio a Milano e Policlinico San Pietro a Ponte San Pietro in provincia di Bergamo), centri di riferimento per l’ortopedia e la chirurgia protesica in Italia.

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Chirurgo Ortopedico: Dott. Francesco Buschini

Cosa si intende per “revisione protesi anca”?

Con il termine “Revisione della protesi d’anca” o “Riprotesizzazione” si intende un intervento chirurgico in cui si sostituisce una protesi d’anca già impiantata che non funziona più correttamente. Si rende necessaria quando la protesi si allenta, si usura, provoca dolore persistente o presenta complicanze come infezioni, fratture o lussazioni.

È un intervento che risulta più complesso e impegnativo rispetto al primo impianto e richiede quindi un’accurata pianificazione pre-operatoria, l’utilizzo di strumenti specifici e di impianti dedicati.

Esistono due tipi di intervento di revisione:

 • Revisione parziale: sostituzione di una sola componente dell’impianto (es. stelo femorale, cotile o inserto articolare).
 • Revisione totale: sostituzione di tutte le componenti della protesi precedentemente installata.

Segno e sintomi di una protesi d'anca che necesita di revisione

La protesi d’anca è un intervento altamente efficace nel trattamento dell’artrosi e di altre patologie degenerative dell’articolazione. Tuttavia, nel tempo possono verificarsi alcune complicanze, come mobilizzazione protesica, usura dei componenti, instabilità o infezione, che possono rendere necessario un intervento di revisione della protesi d’anca.

Riconoscere precocemente i sintomi è fondamentale per eseguire una valutazione specialistica e individuare tempestivamente la causa del problema.

I sintomi più comuni

Il dolore ingravescente è il sintomo d'allarme più frequente che si manifesta nella regione inguinale, lungo la coscia o talvolta viene percepito anche a livello del ginocchio. È un dolore che insorge con il carico (camminando o stando in piedi) o durante i movimenti di rotazione dell’anca, e che migliora con il riposo.

Zoppia e ridotta funzionalità: una protesi instabile, mobile o dolorosa porta inevitabilmente a una diminuzione della funzionalità dell’articolazione, causando zoppia e una riduzione dell’arco di movimento.

Instabilità e cedimento: il paziente può avvertire una sensazione di “cedimento” o di scarsa stabilità dell’articolazione durante la deambulazione, come se l’anca non fosse più in grado di sostenere il peso del corpo in modo sicuro.

Segni di infezione: in caso di mobilizzazione settica, ai sintomi dolorosi si possono associare segnali specifici quali febbre, rossore, gonfiore (tumefazione) e una sensazione di calore a livello della ferita chirurgica.

Importante: in alcuni casi, i problemi legati all’usura o alla mobilizzazione della protesi possono essere asintomatici nelle fasi iniziali. Possono essere scoperti solo durante i controlli radiografici di routine, che mostrano alterazioni nella posizione dell’impianto, usura delle componenti o una perdita di tessuto osseo (osteolisi) attorno alla protesi.

Se stai riscontrando uno o più di questi sintomi, richiedi una visita per valutare un intervento di revisione della protesi dell’anca.

Perché può essere necessario un intervento di revisione della protesi dell’anca?

Quali sono le cause che portano a un intervento di revisione dell’anca?

Diversi fattori possono comprometterne la funzionalità nel tempo, rendendo necessario un intervento di revisione.

La mobilizzazione asettica è una delle principali complicanze a lungo termine degli impianti protesici. Si verifica quando il legame tra osso e protesi si deteriora progressivamente, generando micromovimenti che provocano dolore e limitazione funzionale.

L’infezione protesica si verifica quando batteri colonizzano le componenti della protesi, causandone l’allentamento. È una complicanza rara, grazie ai protocolli chirurgici moderni e alle terapie antibiotiche preventive. Quando si manifesta, richiede un intervento chirurgico per eliminare l’infezione. Se trascurata, può diventare cronica e compromettere la salute del paziente.

La lussazione consiste nella fuoriuscita della testa della protesi dalla sua sede naturale (l’acetabolo).

Le cause possono essere:

  • Posizionamento non ottimale delle componenti durante l’intervento iniziale.
  • Traumi accidentali.
  • Debolezza dei tessuti molli circostanti.

L’intervento di revisione è necessario soprattutto quando le lussazioni diventano ricorrenti, per correggere la causa dell’instabilità.

Si tratta di fratture dell’osso che si verificano attorno alle componenti protesiche. Sono la conseguenza di traumi, come una caduta, specialmente in pazienti con una debolezza ossea preesistente (osteoporosi). Queste fratture compromettono la stabilità dell’impianto e ne richiedono quasi sempre la sostituzione.

Alcune condizioni del paziente possono accelerare il processo di usura della protesi:

  • un’età più giovane al momento del primo impianto
  • uno stile di vita molto attivo
  • condizioni di obesità

aumentano lo stress meccanico sull’articolazione causando una mobilizzazione più precoce. Queste cause si manifestano attraverso segnali specifici che un paziente non dovrebbe mai ignorare.

Qual è la durata di una protesi dell’anca?

Una protesi d’anca è progettata per durare a lungo. In media, un impianto moderno ha una durata di circa 20-25 anni. Le protesi di ultima generazione, testate su simulatori, mostrano una sopravvivenza potenziale superiore ai 30 anni.

Rigetto della protesi dell’anca: sintomi

Il termine “rigetto della protesi d’anca” è spesso utilizzato nel linguaggio comune, ma dal punto di vista medico non è corretto. A differenza dei trapianti d’organo, infatti, le protesi articolari non determinano un vero rigetto immunologico.

Quando i pazienti parlano di “rigetto”, in genere si riferiscono alla comparsa di dolore o di un malfunzionamento della protesi, che può essere legato a diverse condizioni, come mobilizzazione dell’impianto, usura dei materiali, infiammazione dei tessuti circostanti o, più raramente, infezione protesica.

I sintomi che possono far sospettare un problema

  • dolore persistente o ingravescente dopo i primi mesi dall’intervento;
  • sensazione di instabilità o cedimento durante il carico;
  • limitazione dell’arco di movimento;
  • rumori articolari anomali (click, scatti);
  • gonfiore ricorrente o infiammazione locale;
  • difficoltà a camminare o a mantenere il carico sull’arto operato.

Questi segnali non indicano sempre una mobilizzazione della protesi, ma comunque richiedono una valutazione specialistica e controlli radiografici per escludere erosioni ossee, allentamento precoce o problemi legati ai materiali dell’impianto.

Dolore al gluteo dopo protesi d’anca

Il dolore localizzato nella regione glutea dopo un intervento di protesi d’anca o durante il follow-up può avere diverse origini e non è sempre correlato a un malfunzionamento dell’impianto.

Le cause più frequenti sono:

  • tendinopatie glutee (medio e piccolo gluteo), spesso legate al recupero muscolare insufficiente;
  • sacroileite o infiammazione dell’articolazione sacro-iliaca;
  • bursite trocanterica, una delle cause più comuni di dolore laterale o posteriore dopo la protesi;
  • irritazione del nervo sciatico, con dolore irradiato verso coscia o gamba;
  • squilibri muscolari durante la riabilitazione.

L’intervento di revisione protesi anca: cosa aspettarsi

L’intervento di revisione della protesi d’anca è una procedura che, sebbene più complessa del primo impianto, viene pianificata con cura per ottenere i risultati sperati e ripristinare la funzione articolare.

La durata dell’intervento è compreso tra le 2 e le 3 ore, a seconda della complessità del caso.

I pazienti che si sottopongono a una revisione protesica possono aspettarsi di ottenere risultati da buoni a eccellenti in circa il 90% dei casi, con una riduzione del dolore e un netto miglioramento della funzionalità dell'anca.

Le fasi dell’intervento

1. Valutazione e rimozione: si accede all’articolazione attraverso vie d’accesso chirurgiche più ampie rispetto a quelle del primo impianto.
Si procede quindi alla rimozione delle parti usurate, danneggiate o mobilizzate. Questa fase è delicata e può comportare rischi, specialmente nella rimozione del cemento osseo precedentemente usato o di uno stelo ben ancorato, per cui può essere necessaria un’osteotomia (una finestra ossea) per evitare di fratturare il femore.

2. Ricostruzione ossea: il fallimento di una protesi è associato a una perdita di tessuto osseo (osteolisi). Questo passaggio è fondamentale, perché una base ossea solida è il presupposto indispensabile per la longevità e il successo del nuovo impianto. Per correggere il deficit si possono utilizzare innesti ossei, gabbie metalliche o materiali innovativi come il tantalio, che favorisce la ricrescita ossea.

3. Impianto delle nuove componenti: una volta preparato l’osso, vengono impiantate le nuove componenti protesiche. Questi impianti sono specifici per la revisione e possono essere di dimensioni maggiori o dotati di steli più lunghi, per garantire un ancoraggio solido e stabile sull’osso sano, superando le aree di debolezza.

Come trattare le infezioni della protesi d’anca

L’infezione della protesi d’anca rappresenta una complicanza complessa che raramente può essere risolta con un singolo intervento. Il trattamento di riferimento è la revisione protesica in due tempi, considerata il gold standard per l’eradicazione dell’infezione e il ripristino della funzione articolare.

La revisione in due tempi

La procedura in due tempi consente di eliminare l’infezione e reimpiantare una nuova protesi in condizioni di maggiore sicurezza, riducendo il rischio di recidiva.

Primo tempo

  • Rimozione completa della protesi infetta.
  • Debridement chirurgico accurato dei tessuti infetti e necrotici.
  • Prelievo di campioni per esame colturale e antibiogramma.
  • Impianto di uno spaziatore in cemento antibiotato

Periodo intermedio

  • Rilascio locale di antibiotico dallo spaziatore.
  • Terapia antibiotica sistemica mirata, basata sull’antibiogramma.
  • Monitoraggio clinico e laboratoristico degli indici di infezione.

Secondo tempo

  • Rivalutazione clinica e strumentale per confermare l’eradicazione dell’infezione.
  • Rimozione dello spaziatore.
  • Impianto della nuova protesi definitiva.

Riabilitazione dell’anca

La riabilitazione è una parte fondamentale del percorso dopo un intervento di revisione della protesi d’anca. Inizia precocemente, già entro 24 ore dall'operazione, per accelerare il recupero funzionale.

L’obiettivo è recuperare mobilità, forza e stabilità, ridurre il dolore e permettere un ritorno sicuro alle attività quotidiane.

 

Il percorso riabilitativo prevede:
  • mobilizzazione precoce assistita, compatibilmente con il quadro clinico;
  • esercizi progressivi per il recupero dell’escursione articolare;
  • rinforzo della muscolatura periarticolare, in particolare quella degli arti inferiori e della colonna;
  • rieducazione alla deambulazione con utilizzo di ausili almeno inizialmente;
  • progressivo ritorno alle attività quotidiane.

La durata del programma riabilitativo varia in base alla complessità della revisione e alle condizioni del paziente ma nella maggior parte dei casi richiede diverse settimane o mesi di fisioterapia guidata.




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    Revisione protesi anca - FAQ

    La revisione della protesi d’anca è un intervento chirurgico complesso che si esegue quando la protesi di primo impianto fallisce. Consiste nel sostituire tutta la protesi o solo alcune sue componenti con nuovi impianti artificiali biocompatibili, in modo parziale o totale. L’obiettivo è risolvere le cause del fallimento, come mobilizzazione, usura, infezione o lussazione, e restituire al paziente un’anca funzionante e non dolorosa. In caso di infezione può essere necessario procedere in due tempi chirurgici: prima si rimuove la protesi infetta e si inserisce uno spaziatore di cemento con antibiotico, poi si esegue il reimpianto definitivo della nuova protesi.

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