
La displasia dell’anca, più correttamente definita displasia evolutiva dell’anca (DDH), è una condizione in cui l’articolazione tra femore e acetabolo non si sviluppa correttamente. Si tratta di una patologia che ha origine già alla nascita, ma che può evolvere nel tempo fino all’età adulta se non riconosciuta e trattata adeguatamente.

In condizioni normali, la testa del femore si articola perfettamente all’interno dell’acetabolo, una cavità del bacino che la accoglie e la stabilizza. Nella displasia dell’anca, invece, essendoci un difetto di conformazione dell’articolazione, la cavità acetabolare risulta essere meno profonda e meno contenitiva non riuscendo a sostenere e a coprire adeguatamente la testa del femore.
Questa situazione provoca instabilità dell’articolazione, che può causare dolore all’anca, difficoltà nella deambulazione e predisporre all’insorgenza di artrosi precoce anche in età giovane-adulta.
Una valutazione ortopedica specialistica consente di definire con precisione il grado della displasia e di individuare il percorso terapeutico più appropriato.
Nei casi iniziali è possibile ricorrere a trattamenti conservativi, mentre nelle forme più avanzate e sintomatiche l’intervento chirurgico rappresenta la soluzione più efficace per ripristinare la funzione dell’articolazione e ridurre il dolore.
Le moderne tecniche chirurgiche, sempre più precise e mini-invasive, permettono oggi di trattare anche le displasie più complesse favorendo un recupero più rapido e con ritorno precoce alle normali attività quotidiane.
Il Dottor Francesco Buschini segue personalmente ogni fase del percorso, dalla diagnosi alla pianificazione personalizzata dell’intervento chirurgico fino alla riabilitazione post-operatoria, con un approccio che integra esperienza specialistica, tecnologie avanzate e massima attenzione alle esigenze individuali.

La displasia dell’anca, più correttamente definita displasia evolutiva dell’anca (DDH), è una patologia che può essere presente alla nascita o svilupparsi nei primi mesi di vita. In questa patologia, l’articolazione tra la testa del femore e l’acetabolo non si forma in modo corretto.
Questa alterazione strutturale rende l’articolazione instabile: la testa del femore può infatti muoversi in modo eccessivo o nei casi più gravi, fuoriuscire parzialmente o completamente dalla sua sede naturale (l’acetabolo). Ne deriva un’alterazione della normale meccanica dell’anca.
L’instabilità articolare comporta una distribuzione non uniforme dei carichi durante la deambulazione e le attività quotidiane, con conseguenti sollecitazioni anomale sulle superfici articolari.
Se non diagnosticata e trattata precocemente, la displasia evolutiva dell’anca può persistere fino all’età adulta, causando un progressivo deterioramento della cartilagine e dei tessuti circostanti, fino allo sviluppo di artrosi precoce.
La displasia dell’anca ha origine multifattoriale. I principali fattori di rischio sono:
Nei neonati la displasia può variare da una semplice instabilità fino alla lussazione completa.
La diagnosi precoce è fondamentale e si basa su:
Se trattata precocemente, la guarigione è molto elevata.
Molti casi non diagnosticati o trattati in modo incompleto durante l’infanzia evolvono nell’adulto.
In questi pazienti la displasia rappresenta una delle principali cause di:
I sintomi della displasia dell’anca in età adulta sono:
Il dolore tende a peggiorare con il carico o dopo periodi prolungati in piedi. Una diagnosi precoce evita l’evoluzione verso danni articolari irreversibili.
La displasia dell’anca è una delle principali cause di artrosi precoce: una valutazione specialistica tempestiva permette di scegliere il trattamento più adatto ed evitare un peggioramento della patologia.
La visita specialistica prevede valutazione clinica, esame funzionale dell’anca e imaging dedicato. Radiografia e risonanza magnetica permettono di studiare:
La visita specialistica permette di definire se il paziente può beneficiare di un percorso conservativo o se la situazione richiede un intervento correttivo.
Si consiglia l’intervento quando:
A seconda dello stadio, la soluzione può essere una chirurgia correttiva o una sostituzione protesica.
L’obiettivo è eliminare il dolore, ristabilire la stabilità articolare e garantire un recupero sicuro e progressivo.


Le soluzioni terapeutiche dipendono dalla gravità della displasia e dall’età del paziente e sono:
Trattamenti conservativi
Trattamenti chirurgici
L’obiettivo è preservare la funzionalità dell’anca e prevenire il peggioramento della degenerazione.
La protesi d’anca mini-invasiva è una soluzione efficace nei pazienti con displasia evoluta e artrosi avanzata.
I principali vantaggi includono:
Questa tecnica permette un ritorno più veloce alla mobilità e alle attività quotidiane.
Nei casi in cui la displasia abbia alterato gravemente la struttura articolare, la protesi d’anca diventa il trattamento più efficace per ripristinare la funzionalità.
L’intervento:
La scelta della protesi viene personalizzata in base allo stadio della patologia, all’età e allo stile di vita del paziente.
La displasia dell’anca è una malformazione dell’articolazione dell’anca che può essere presente dalla nascita o svilupparsi in età adulta. È causata da una conformazione anomala che impedisce all’acetabolo di contenere correttamente la testa del femore, aumentando il rischio di lussazione e usura precoce.
I sintomi più comuni sono dolore all’inguine o al fianco, difficoltà nel camminare su lunghe distanze, rigidità articolare e sensazione di scatto o blocco dell’anca. Nei casi avanzati può comparire zoppia e limitazione delle attività quotidiane.
Sì. La displasia dell’anca aumenta il rischio di artrosi precoce perché la distribuzione del carico sull’articolazione è alterata, portando a dolore cronico e progressiva degenerazione della cartilagine.
L’intervento chirurgico è indicato quando i sintomi sono intensi, la limitazione funzionale è seria e la fisioterapia o i trattamenti conservativi non bastano a controllare dolore e instabilità.
La protesi d’anca mini-invasiva consiste nella sostituzione dell’articolazione danneggiata con impianti artificiali tramite incisioni ridotte e tecniche che preservano i muscoli. Questa procedura riduce il dolore post-operatorio e accelera la ripresa delle attività.
In media, una protesi d’anca moderna dura dai 20 ai 25 anni. Nei casi di displasia trattata chirurgicamente con protesi, la durata dipende dalla qualità dell’osso, dallo stile di vita e dalla precisione dell’intervento. Le protesi di ultima generazione hanno una sopravvivenza potenziale anche superiore ai 30 anni.
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