
Diagnosi e trattamento delle patologie dell’anca.

Il Dott. Francesco Buschini è un chirurgo ortopedico specializzato nel trattamento delle patologie degenerative a carico dell’anca, con particolare esperienza nella chirurgia protesica mininvasiva tramite accesso anteriore e postero-laterale.
Esegue visite ortopediche specialistiche in pazienti con sintomi quali dolore, rigidità o ridotta mobilità dell’anca per definire una diagnosi corretta e stabilire un percorso terapeutico personalizzato per ciascun paziente.
Il Dott. Buschini riceve privatamente a Ponte San Pietro (BG) presso il Policlinico San Pietro in Via Carlo Forlanini 15, 24036.
Esegue gli interventi chirurgici sia in regime convenzionato con il SSN (Servizio Sanitario Nazionale) sia privatamente presso il Policlinico San Pietro a Ponte San Pietro (BG) in Via Carlo Forlanini 15, 24036.
Telefono: 389 2004062
Il Dott. Francesco Buschini è un punto di riferimento a Bergamo per la chirurgia dell’anca.
Si occupa della diagnosi e del trattamento delle patologie dell’articolazione coxo-femorale, con particolare esperienza nell’artroprotesi d’anca eseguita tramite approccio mininvasivo anteriore e postero-laterale.
Al Dott. Francesco Buschini si rivolgono a pazienti affetti da patologie articolari, tra cui:
✔ artrosi primaria e secondaria
✔ necrosi avascolare della testa femorale
✔ displasia acetabolare
✔ altre condizioni degenerative che comportano dolore persistente, riduzione della mobilità e progressivo deterioramento della qualità di vita.

Durante la prima visita, il Dott. Buschini approfondisce le cause dei sintomi riportati dal paziente per proporre il trattamento più adatto. Si occupa principalmente di queste patologie:
Le terapie conservative possono essere molto utili nelle fasi iniziali o nei casi meno avanzati e comprendono:
• terapie farmacologiche (antidolorifici e antinfiammatori)
• fisioterapia mirata al rinforzo muscolare e al recupero della mobilità articolare
• esercizi specifici guidati
• terapie fisiche (come laser, tecar, magnetoterapia)
• infiltrazioni di acido ialuronico o corticosteroidi
• modifiche dello stile di vita, come perdita di peso, attività fisica controllata.
Quando è necessario l’intervento chirurgico, ci sono delle fasi che si susseguono lungo il percorso.
Le fasi pre intervento chirurgico all’anca
Prima dell’intervento, il medico valuta le condizioni di salute, definisce il tipo di protesi più adatto e sceglie l’approccio chirurgico più efficace per il caso specifico.
Intervento chirurgico
L’intervento all’anca avviene mediante accesso chirurgico mininvasivo anteriore basato sui protocolli dedicati al controllo del dolore durante e subito dopo l’intervento.
Fase post-operatoria
Nella fase post-operatoria l’attenzione è rivolta alla mobilizzazione precoce, cioè al recupero del movimento, al controllo mirato del dolore e all’adozione di misure preventive per ridurre il rischio di trombosi.
Riabilitazione
In questa fase, ci si concentra sulla riabilitazione personalizzata, sui controlli del paziente nel tempo, con valutazioni ripetute a distanza (settimane, mesi, anni) per verificare recupero, stabilità della protesi e eventuali complicazioni.
Per pazienti provenienti da altre regioni: garantita presa in carico presso strutture di riferimento in Lombardia, con percorsi strutturati per residenti in Lazio, Emilia-Romagna, Liguria, Piemonte, Abruzzo, Molise e Campania.

La visita ortopedica dell’anca si articola in più passaggi:
Quando occorre, completa il quadro diagnostico la Risonanza Magnetica (RMN).
La visita ortopedica è un momento di confronto importante con il paziente perché permette di fare chiarezza su obiettivi, stile di vita e attività quotidiane, eventuali patologie associate. Tutto questo è finalizzato alla definizione di un piano di cura su misura: fisioterapia mirata, farmaci, infiltrazioni oppure indicazione a un intervento chirurgico.
L’intervento viene eseguito tramite accesso anteriore, una tecnica attraverso la quale è possibile preservare tendini e muscoli, e agevolare il recupero del paziente.
I vantaggi della chirurgia protesica mininvasiva dell’anca:
preserva i muscoli e i tendini vicini all’anca, lasciandoli quasi intatti
permette al paziente di tornare a camminare già poche ore dopo l’intervento, con una degenza ospedaliera ridotta
riduce al minimo il rischio di lussazione della protesi
ritorno più rapido alla vita quotidiana e all’attività lavorativa
consente una gestione personalizzata grazie alla presenza di un’équipe specializzata
diminuisce i rischi e le complicanze legate sia all’operazione che al periodo dopo l’intervento rispetto alle tecniche tradizionali.
Nei casi più complessi, dovuti a esiti di fratture o a specifiche patologie congenite, l’utilizzo di sistemi robotici e della pianificazione digitale permette di ottimizzare l’allineamento della protesi e migliorare la precisione dell’intervento.
Per pazienti anziani e sportivi sono previsti programmi su misura che comprendono:
La chirurgia di revisione è indicata quando compaiono dolore persistente, mobilizzazione della protesi, usura delle componenti o infezione. In base alla valutazione clinica, agli esami radiografici e di laboratorio, lo specialista stabilisce il momento più appropriato per intervenire, potendo prevedere la sostituzione parziale oppure totale della protesi.
Il Dott. Buschini riceve privatamente a Ponte San Pietro (BG) presso il Policlinico San Pietro in Via Carlo Forlanini 15, 24036.
Telefono: 3892004062
I principali sintomi dei disturbi dell’anca sono il dolore e la riduzione della mobilità articolare. L’anca può diventare rigida o dolorosa, rendendo difficili o impossibili alcuni movimenti quotidiani, come camminare a lungo, salire e scendere le scale, guidare, vestirsi o praticare attività sportive.
Mobilizzazione precoce significa far muovere il paziente il prima possibile dopo un intervento o una malattia, in modo controllato e in sicurezza. Vuol dire, dunque, iniziare presto a cambiare posizione a letto, sedersi, alzarsi in piedi e poi camminare, per ridurre complicanze (come trombosi, perdita di forza, rigidità) e favorire un recupero più rapido. È importante perché riduce le complicanze da allettamento. Muoversi presto dopo un intervento aiuta a prevenire trombosi venosa profonda, embolia, perdita di massa muscolare, rigidità articolare e problemi respiratori legati alla permanenza a letto troppo a lungo. Inoltre accelera il recupero funzionale. La mobilizzazione precoce favorisce una ripresa più rapida della forza, della mobilità e dell’autonomia nelle attività quotidiane (alzarsi, camminare, usare le scale), accorciando anche i tempi di degenza e di riabilitazione. E infine migliora la qualità della vita nel breve e medio periodo.
La rigidità dell’anca è la progressiva perdita di libertà di movimento dell’articolazione, che può rendere difficili gesti semplici come piegarsi, camminare o vestirsi. La rigidità dell’anca può dipendere da patologie come artrosi, necrosi della testa del femore o displasia acetabolare.
Durante la visita, l’ortopedico raccoglie l’anamnesi, valuta l’anca e il modo di camminare ed esegue test specifici di mobilità e dolore. Se necessario, può anche prescrivere esami strumentali come radiografie o risonanza magnetica. L’obiettivo è proporre il percorso terapeutico più adeguato, che integri fisioterapia e/o eventuali trattamenti chirurgici.
Sì, nelle fasi iniziali l’artrosi può essere gestita con terapie conservative come farmaci, fisioterapia, infiltrazioni intra-articolari e modifiche dello stile di vita. Quando però la malattia entra in una fase avanzata, e i sintomi diventano severi e invalidanti, l’intervento chirurgico di protesi totale d’anca diventa la soluzione più efficace per recuperare una buona qualità di vita.
L’indicazione all’intervento chirurgico di protesi totale d’anca viene valutata quando i sintomi diventano significativi e le immagini radiografiche mostrano un’articolazione compromessa.
Quando il dolore diventa persistente, limita fortemente la vita quotidiana e le terapie conservative non sono più efficaci, l’ortopedico discute con il paziente la possibilità di procedere con l’intervento, definendo il percorso più adatto alle sue esigenze.
Se non ci si opera quando sarebbe necessario l’intervento all’anca significa, nel tempo, far peggiorare la situazione. Il dolore aumenta, l’articolazione si usura sempre di più e le limitazioni funzionali (camminare, salire le scale, vestirsi, dormire) diventano via via maggiori.
Arrivare tardi all’intervento vuol dire affrontare un’anca più compromessa e muscoli più deboli, con un recupero post-operatorio più lento e impegnativo rispetto a un intervento eseguito in una fase meno avanzata della malattia.
Tra le patologie più frequenti a carico dell’anca ci sono l’artrosi, la necrosi avascolare della testa del femore e la displasia acetabolare.
Sono condizioni diverse tra loro, ma possono causare dolore, rigidità e difficoltà nei movimenti.
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Dott. Francesco Buschini, Ortopedia anca e ginocchio. Albo OMCEO di Roma n° 60841. P. IVA 159.235.610.03